Poesia – pagina 3

Orazio

“In Memoriam”

So
che nel fondo dei portali
Principia il canto
di un tempo sconosciuto
e mi chiedo
dove è rimasto
l’accento delle profezie
dove si apre il segno
in cui fugge la tua bocca
cosa è stato
del petalo assiderato
nella tua pelle
Vuote
le parole
scatenano il tedio

Venosa, Città d’Orazio, 1996

Piano inclinato

A cosa servirebbe
la notte
se non ci fosse
il rifugio del giorno?

Lontano e vicino
I miti
mascherano a Narciso
che non riesce a liberarsi.
Palpebre esiliate
cercano l’oblio
delle forme scadenti

Lontano e vicino
nel piano inclinato
della fede
disegna altro sole

Castello di Fiano Romano, Roma 2001

Scendo giù al primo piano

Scendo giù al primo piano
un pensiero triste
come un fiore
si spampana nel mio sentiero
Nel nostro viaggio
rimangono il viso di nostra madre
ed anche quello
del nostro luogo nel mondo
Ci sono cose che non riusciamo
ad esprimere
a volte mi domando
a chi appartiene questo cuore
che batte senza sosta
Dove comincia lo stupore?
Quale sarà la prossima fermata?

“Sogno”

Ad un’Opera di Lorenzo Indrimi

Blue
intenso
irraggiungibile volo
dell’anima
che vuole capire
altra dimensione
sotto il sole splendente
della alchimia

Intanto
nutrita
dei poteri involontari
una astratta intuizione
accende
tra le rupi dell’eremita
l’ estasi carnale
della fede

Un ombra però
non ci lascia
vedere il giallo
un’ ombra
come il girotondo
di un vortice incantato
presa
nella ragnatela del nucleo

Ti penso
e tutto diventa Blue

Taumaturgo

Dove vai orditore straniero
alla deriva del sogno?
Interludio d’oscura trasparenza
che abbraccia il dramma dell’essere
in tessitura dell’inaccessibile.
Hai lasciato cadere in tegumenti
onde piangono gli uomini
e battendo ali di taumaturgo
ti allontani
per non lasciarti sorprèndere. 

La tua mano accarezza
il suono inaudito del tempo
e all’improvviso ti trovi
nell’esatta misura del prisma.
Nei tuoi occhi: la luce prende
solitudine-assenza
e la tua parola è potere
che spacca le distanze.
In quale vèrtice immaginario
la solitudine costruisce le sue viscere?
che musica ardente incanta le tue membrane
nel rituale della nebbia? 

No non fuggire
come coloro che si sciolgono
contro le mura della tempèsta.
Ti ho visto ritornare dall’abisso
tuttavìa però
la tua voce è viva di una lunga tristezza
che oggi è nostra.

Utopia

Avrei voluto essere di cielo
navigare nella luce
essere più leggera

Avrei voluto
una voce dorata
capigliatura al vento
che ti prendessi al volo

Avrei voluto
essere nell’oro del filo di Teseo
diventare preziosa
apparire nel nulla
come in un vuoto pieno
Avrei voluto
essere di sole
di mare tempestoso
nell’alta marea

Avrei voluto
essere perfetta
trattenermi nel tuo sguardo
come una dea.

Veglia

A Suor María Cristina Melillo

Dall’azzurro emergono
i sogni gioiosi.
I monaci
cantano come allora
dietro le colline

Acrobazia della luce
per raggiungere
le voci celesti
della speranza

Vetrata

A Cristiano Silvi

Appaiono nel fascino
avvolgente della magia
attraverso la policromia
dello sguardo

Paure:
lasciano capire
l’importanza delle ombre
alternativa ricorrente
d’ogni forma

Diventa vetrata
poiché vuole essere vero
esce dal cuore
non ha capacità d’oblio.