Duplicità del silenzio
Silenzio
profumo dell’anima
elogio della musica
ancora non creata
Visione sfuggente
oscillante
di quello che non fu
Ricordo
liscio grezzo
tenero crudele
Tantalico destino
cercato
non voluto
Contraddizione dell’essere
nella ambiguità degli opposti
Ombra Luce
strategico
vero silenzio
Museo dell’Ouvre, Parigi 1996
Fino a che la musica dica il suo volto
Nell’abisso del ricordo
sette sono i monaci
come sette rintocchi
nell’annunciazione del palpito
delle betulle
dondolandosi nell’antro
d’altro sole
E sette sono le lacrime
che incidono la pietra
nella quale scolpisco
la tua capigliatura
fino a che la musica
dica il suo volto
Fino a che il vento dell’addio
mi sradichi della terra
Sette notti immense
di un potere trasparente
che colpisce fino a consumarmi
in cera silenziosa
Perché sette sono le carezze
nelle promesse del nardo
e del suo profumo
lacerandomi
aprendosi nei sette suoni
che proclamano il tuo nome
fino a che la musica
dica il suo volto
Fiori di arancio
A Ssepuccio Tidone
Se devo chiudere i miei occhi
questa notte
chi bacerà allora
la mia fronte inanimata
chi deve accendere
la mia arte
nel suo proclama
per sognarmi nell’ardore dell’opera
nel totem
con rituali di tessitura
o nelle messe confusa di un’idea.
chi colmerà la mia linea
e il contrasto
di scalpello e amaranto
di mirto
di liuto
annuncerà l’esodo
il battito
ma il bozzetto
che palpita in queste mani
– dove andrà –
Chi come me
deve eseguire
un’incisione ardita nel costato
per convocarti
chi
* Traducido al español
Grazie a Voi
A Cris e Assunta
Come se fossi in prigione
la pioggia d’ autunno
cade dentro di me
Grazie a voi
all’ improvviso s’ arresta
Un uomo è sceso dal cielo
senza paracadute
sembra un angelo
Grazie a voi
amici cari
miei giorni sono profumati
di speranza e gioia
Grazie a voi
non lascerò entrare i veli bianchi
sono ancora viva
Grazie a voi
Italia d’amare
A Domenico Gerardi
In Memoriam
Dopo tanti anni vissuti
nell’altalena Buenos Aires Roma
Buenos Aires:
città nella quale sono nata
sospesa nel bisbiglio beffardo
delle ombre
mi domando:
Quante volte
il risvegliarsi agitato ci attende
negli occhi della notte?
quanto abbandono spietato?
Non ci saranno richiami
che riescano
a dissolvere la traccia di Amalfi
nemmeno la calda accoglienza
dei miei ad Avigliano
l’emozione ricorrente
Venosa, città di Orazio
L’Antro della Sibila l’amicizia
Quante volte
il percorso di un sogno
diventerà reale a Firenze
Carrara Pietra Santa
Quante volte il cuore
questo di due mondi
rimarrà fermo
nella Cappella Sistina
nella Pietà Rondanini
nella Fontana di Trevi
Quante volte
le passeggiate sotto il sole
da Ottaviano a San Pietro
dal Gianicolo
alle Sette Porte
mi trascineranno verso via Veneto?
Quante volte getteremo
la maschera da sempre imposta
il gesto ripetuto?
Malgrado l’avvertenza di Sisifo
mi lascerò attraversare dal nume
quella scintilla accesa
nella Piazza di Spagna
la voglia di creare
Adesso
la memoria dell’ abbraccio
mi fa guidare
Sospesa forse
nella duplicità del silenzio
nella speranza
di riallacciarmi
ancora una volta
alle tue radici
Italia d’Amare
Le rose di Rilke
Al suono dei lauti
danzo a Duino
innanzi al mare.
Mi perdo
sulle tue rive
letto del desiderio
lembo di paradiso
Il silenzio
mi riveste di luce
nasce dai tuoi sogni
Per via celeste
le tue carezze
mi raggiungono.
Un vento struggente
ci sospinge
tra le rose di Rilke.
Lenta – Veloce
Lenta poesia del cuore
Veloce non riesce a sentire
lenta incisione dell’amore
Veloce allontana per paura
Lenta mano
che accarezza un fiore
Veloce taglia
scappa sempre
Lenta raccoglie il silenzio
l’essenza di Veloce.
Veloce non vuole
neanche i fili dei ricordi
Lenta vive nell’amore
Veloce
nell’oblio
Mistero
Luce che cerca
l’avventura di un nome
origine nascosto
tra le rune
Notturno Rosso
Venga a me
tutto il rosso
intrepido
che il fuoco
possa offrirmi
per essere libera
Volare
sentirti circolare
nel mio sangue
come allora
Ardito
nudo
sacro
Per riscoprirti
e amarti
ancora
e ancora una volta