Antologia Critica

…Infine mi sembra importante leggere uno di questi aforismi , tratti da “Con il sole nelle mani”
: La grazia, carattere di ciò che è degno nell’arte e nella vita infonde quello che è: purezza e riserbo”.
La grazia, la gentilezza sono i caratteri dell’opera di Dejistani. Grazia come dono ricevuto e come dono dato. Grazia che si unisce alla limpidezza, alla sincerità del dare, mistero finale di queste figure inarcate, come in estasi, o di queste mani.
Questo mistero, questo dare allo stesso tempo trasparente e riservato, è l’essenza della grande arte.
Liliana Días Mindurry
scrittrice, saggista, poetessa (frammento presetazione mostra personale canale TV “ATC”- 1996 Buenos Aires)


 

“…I tratti qui delineati ci introducono nel regno dell’immaginazione: Patria di artisti veri. Bosco dall’agitato fogliame, con i rumori lasciati dalla brezza tra le foglie inquiete e popolate da misteri latenti ai margini delle ombre. Una volta entrati in questo mondo magico, scorgiamo il fluente paesaggio presente ad ogni ramo del percorso. Tutto ciò con naturale semplicità, senza faticosi sforzi. Perché non c’è nulla di più semplice del talento. Si ha o non si ha. Ed Elisa Dejistani ce l’ha.
Jose Edmundo Clemente
Direttore del supplemento letterario della Prensa, 1994


 

“…Una giusta misura guida, in tutti i casi, la mano della scultrice e ciò fa sì che la sua azione sia sempre trattenuta, controllata proprio dalla presenza del limite giusto. Nella scultura il limite è segno imprevedibile nel quale si scindono aspetti opposti. E dove, in qualche modo, devono coniugarsi le vibrazioni dei contorni in cui il Nulla entra in azione. Giacchè nel limite è dove si affina ed estremizza l’acutezza immaginativa di quest’artista. Su ciò si basa la sua abilità, poiché un’elaborazione fatta non nel modo dovuto è di per sé sufficiente ad alterare le suggestioni del limite, invertendo i piani che conformano la disposizione di un’opera. Dejistani possiede la coscienza della ricchezza del limite. Sa che lì culmina il destino di una figura”.
Walter Santini
Membro dell’Associazione Internazionale d’Arte
Rivista Comunicacion y Cultura, Radio Nacional, 1982


 

“La voce dei poeti argentini non ha, in Francia, tutta la ripercussione che merita, salvo poche eccezioni. Tra i creatori scelti del continente americano, nel quale si distingue l’Argentina, Elisa Dejistani – scultrice, disegnatrice, poetessa – occupa una posizione fuori dal comune, una
posizione che traduce il risultato di una coniugazione o meglio, di un ensamble che unisce le arti dello spazio e del tempo, in intima comunione con la musica, coreografie ed espressioni diverse ma affini all’arte musicale. Il contenuto, nella poetica della Dejistani, nasce quindi da questa alleanza, in un crescendo lucido che si proietta a partire da un’immagine incerta, per svilupparsi in forme contundenti”.
Jean Paul Mestas
Poeta, critico, saggista, traduttore
Colletion Jalons, Editeurs Paris


 

“Elisa Dejistani, come scultrice, è solita esporre corpi con i capelli sciolti, inarcati per la vibrazione della profezia. Come poetessa penetra nell’oracolo come se provenisse da Cuma. Questa poetessa, lacerata e lacerante, ha sostituito la sua fonte d’ispirazione basata sulla contemplazione di ricordi ancestrali con un flusso mentale non libero da quelle audacie psichiche che rendono difficile la vita dei precursori”.
Alberto Claudio Blasetti
poeta, saggista, critico d’arte
Giornale La Prensa, 1990


 

“…l’insieme dell’opera esposta va osservata più e più volte: le forme, i volumi, gli spazi pieni e vuoti, le superfici lisce e scabre, i segni e i disegni dell’autrice ci invitano ad una lettura attenta, quasi costringendoci a ripercorrere il ricordo e le memorie di forme archetipe e ancestrali che, come in filigrana, traspaiono dall’epidermide della materia plastica, percepite dallo sguardo penetrante del conoscitore esperto.
La Dejistani, mentre vive intensamente il proprio presente, vuole nel contempo farci partecipi del nostro passato, delle nostre radici culturali che dalla Grecia, attraverso le diverse fasi storiche ed espressive, si ricongiugono col nostro presente, proiettandosi fino al futuro dell’arte.
L’entusiasmo e la concretezza del lavoro, la passione e l’impegno profusi in questa difficile e complessa attività creativa, sono elementi certi di garanzia per una stagione di risultati proficui e di lusinghieri successi.”

Domenico Viggiano
Direttore dell’Accademia delle
Belle Arti di Firenze


 

“ La Dejistani ha un rapporto di mistero e d’amore riguardo all’arte. C’è un filo conduttore tra la sua mente e il materiale che sceglie, il materiale que cerca, che inventa che compone, che mischia in una sorta d’alchimia segreta che ha dentro di lei. La cui si miscela attraverso il suo fluido , nell’opera d’arte che nasce dalle forme che scolpisce, disegna, modella o dipinge.
Artista d’avanguardia, creatrice di una nuova realta, trasmessa da un’immagine della mente del suo genio creativo alla mano che modella una forma solida…”

Prof. Giovanni Tesoriere (brano di un saggio sull’opera plastica di E.Dejistani)
Critico d’Arte – Docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea
Consulente d’Arte de l’Ambasciata dello Stato del Kuwait – Roma


 

“Siamo molto vicini, intellettualmente, ai cantieri di lavoro di Elisa Dejistani, scultrice argentino-romana, che si è ben inoltrata nei gangli idealistici che attengono l’uomo “alla ricerca della sua immagine” e nella sua simbologia, nel naturale divario tra teoria del progetto e realtà del manufatto, che appunto offre grandi spazi interattivi, tra la mente e la mano della stessa Dejistani, cioè tra primordo ideativo e impianto strutturale evoluto. Per la ventura scultore della Dejistani bisogna risalire alle prime pagine di una scienza dimenticata, l’antropologia, dalla quale sorgono poi le fonti per dare immagine e forma all’immagine alla forma cultuale dell’uomo. Le sue opere ci riportano in un campo simbologico che però sono e hanno un qualcosa in più: ci avvicinano all’uomo di oggi, alle sue relazioni tecnologiche, al suo circuito cerebrale…”

Donat Conenna  (“Nuovi Antichissimi Totem”, saggio sull’opera di Elisa Dejistani)
storico dell’arte – Giornale UB MALPENSA di Milano



“…leggendo le sue opere, poetiche o plastiche, la mente fiorisce, una sorta di magia ci porta ad approfondire sempre di più guidati dalla sua brillante ispirazione, del suo stile che penetra l’epidermide delle cose e ci fa capire che si tratta di una composizione di teso contenuto drammatico e di nobili radici filosofiche.”

Arturo Berenguer Carisomo
– Ex Decano dell’Università di Filosofia e Lettere –
Filosofo, Scrittore, Saggista, Critico d’Arte



“…Suo canto, di forte significato, arguto, abbraccia temi esenziali.
Una dimensione poetica che va al di là di ciò che si dà a vedere per approdare alla zona fondamentale: l’anima, il suo ripiegamento, le sue bruciature, la sostanza, quello che s’indovina e si scopre perché si è attento osservatore della verità profonda, la cui ossesiona a tutti i grandi creatori.”

Ulyses Petit De Murat
Scrittore, Regista, Saggista, Poeta, Critico d’Arte



Quella di Elisa Dejistani è l’opera di un’artista piena di interrogativi, che, attraverso le sue sculture, cerca di estrinsecare lo spirito della materia. Analizzando i suoi lavori, si percepisce una forte vitalità espressiva, basata su di un solido studio che si dimostra inattaccabile dalla banalità e dall’inconsistenza di molti esami e osservazioni continuamente presenti.
Dejistani realizza la sua arte impiegando materiali duri come la pietra di Misiones, il marmo di Cordoba, l’alabastro e le leghe di pietra, legno e bronzo.
Nelle sculture, l’elemento umano è sempre presente, nitidamente, o semplicemente come punto di partenza per una sintesi che arriva ai limiti dell’astrazione, modellandosi in linee di forza, in ritmi puramente plastici, in tensioni e zone di tranquilità. In un gioco di opposti, Dejistani lavora con strutture dense e terse che additando a una dimensione spirituale in opposizione alla rudezza del mondo materiale.
L’impiego di verticali e di ali acquista il simbolico carattere di elevazione, cosi come il motivo frequente delle mani è la metafora della lotta con la materia per rivelare verità interiori, inquietudini che ossessionano la scultrice Dejistani

Sarah Guerra
Membro dell’Associazione Internazionale
di Critici d’Arte



“…Osserviamo in tutta la sua opera quello che il maestro Lucio Fontana (vissuto per lungo tempo in Argentina) indicava come un valore inestimabile in scultura: la continuità avvolgente dei piani, capace di dare vitalità carnale alla figura. Ha eliminato i dettagli superflui perché utilizzando ancora i canoni preferiti dalla tradizione, si esprime con abbozzi di grandi piani, come la scultura statuaria di coloro i quali lavorano la pietra, materiale indomabile nelle mani di una donna.
Per tutto ciò, e armonizzando la sua tecnica scultorea e la sua poetica, diremmo che siamo di fronte a una delicata anche se forte personalità: la Dejistani riassume nella sua poesia tutte le esperienze dello spirito, riconoscendo nelle cose il simbolo dell’assoluto. Una sorta di mistica recondita ed eterna si muove dietro ogni verso. E questo è applicabile alla sua arte scultorea di profondo contenuto umano e rigorosa concezione architettonica.”

Ruth Fernandez
Scrittrice, Saggista,
Critica d’Arte e Letteratura